Monica Melotti
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Club3 - Impariamo a essere più felici

La psicologia si è dedicata principalmente alla risoluzione di disagi e problemi, ma non ha prestato altrettanta attenzione ai meccanismi del benessere della mente. Perché la serenità è importante e si può raggiungere superando i momenti negativi e sviluppando le proprie potenzialità. Un sogno impossibile? Non per la psicologia positiva, che da oltre vent’anni studia la promozione del benessere soggettivo, e che al recente congresso dell’Aiamc (Associazione italiana di analisi e modificazione del comportamento) ha messo a tema l’apprendimento del pensiero positivo. «La felicità non va vista come un’emozione fugace e fuori dal controllo della persona, ma come una condizione di lungo respiro che dipende dai propri valori, atteggiamenti e stile di vita», spiega il professor Gianfranco Goldwurm, direttore scientifico dell’Asipse (Scuola quadriennale di formazione in psicoterapia comportamentale e cognitiva) di Milano e docente di Psicologia positiva all’Università di Milano. «Non si nasce felici, ma è importante impostare una visione ottimistica del proprio mondo interno ed esterno. L’ottimismo ha una valenza terapeutica e preventiva nei confronti della depressione, garantisce maggior benessere anche nelle persone sane, agisce sull’autostima e aumenta la risposta immunitaria». L’Organizzazione mondiale della sanità riconosce che la qualità della vita è rappresentata dalla percezione che gli individui hanno della loro posizione nella esistenza, nel contesto della cultura e del sistema dei valori nel quale vivono. Il tutto in relazione ai loro obbiettivi, aspettative e preoccupazioni. Si tratta di un ampio concetto multidimensionale che incorpora una complessa rete di variabili, tra cui la salute fisica della persona, il suo livello di autonomia, i suoi rapporti sociali, il suo stato psicologico e altro.

La felicità preoccupata
La realtà odierna, di giorno in giorno più precaria e sconvolgente, costringe la nostra società a fronteggiare emergenze sempre nuove e chi ci rimette è l’equilibrio psicofisico. Secondo gli studi dello psicologo Ruut Veenhoven dell’Università di Rotterdam, il fenomeno viene descritto come worried happiness (felicità preoccupata). «Da un lato le persone appaiono insoddisfatte della società odierna e sono afflitte dai rischi globali, vedi tsunami e attentati terroristici», spiega la dottoressa Anna Meneghelli, responsabile scientifico del Congresso Aiamc. «Dall’altro la maggior parte delle persone è soddisfatta della propria vita. Questa discrepanza di valutazione tra il livello sociale e quello individuale è cresciuta negli ultimi anni, anche in Italia. A fronte di un maggior disagio per le condizioni del mondo si è verificato un incremento di soddisfazione per la vita. Vi sono tre possibili spiegazioni: la prima è che forse le persone sono meno felici di quello che dichiarano, la seconda è che le persone sono più attente alle minacce che agli aspetti positivi, la terza è che si possa comunque vivere bene con alcune spine nel fianco».
Gli europei più felici sono gli svizzeri. E fra costoro i più felici sono quelli che vivono nei cantoni dove si vota di più. Dunque la democrazia intesa come partecipazione al potere decisionale è una buona istituzione. «Le istituzioni positive supportano emozioni positive», dice Goldwurm. «Questi aspetti concreti svolgono il loro ruolo tanto nei momenti di benessere quanto in quelli di crisi. Permettono un rapido dissolversi delle emozioni negative, arginano le difficoltà della vita e i disturbi psicologici».

A scuola di positività
Le ricerche condotte in America dallo psicologo Michael Fordyce hanno ispirato il professor Goldwurm, che ha appena creato un corso per l’apprendimento della felicità, il Subjective well-being training, al quale potrà iscriversi chiunque. Ma bisogna proprio andare a scuola, per apprenderla? «Sì, le nostre ricerche dimostrano che spesso siamo infelici e non sappiamo il perché», risponde il professore. «Il vero benessere infatti ha due facce: la prima è oggettiva, rappresentata da cose materiali come lo stipendio o la casa. Tutti sappiamo valutare questo primo aspetto perché sono cose concrete. Ma c’è anche un aspetto soggettivo che riguarda il modo in cui percepiamo la nostra vita. Se questa va male e non ne capiamo la ragione, soffriamo di più. La nostra scuola insegna a correggere questa tendenza. Ci sono quattordici aspetti che più spesso si riscontrano nelle persone soddisfatte. Per diventare davvero sereni bisogna imparare a non preoccuparsi troppo, a ridimensionare le proprie aspirazioni, a pensare positivo, a essere socievoli e a considerare le proprie relazioni intime come fonte di felicità».

Il potere della meditazione
Già nell’antichità le immagini, le visioni, la meditazione, possedevano un potenziale curativo. La mindfulness (meditazione) è sempre più studiata dalla scienza occidentale e anch’essa può contribuire al raggiungimento della felicità. Le scuole di pensiero con relative modalità di meditazione sono le più diverse, ma gli effetti prodotti sono molto simili. «Oltre al profondo e rigenerante rilassamento, le tecniche meditative sono infatti accompagnate da modificazioni fisiche che riguardano il funzionamento cerebrale, il sistema endocrino e l’apparato cardiocircolatorio», spiega Goldwurm. «La meditazione contrasta gli effetti dello stress sull’organismo e aumenta le capacità cognitive per risolvere i momenti della vita più intensi emotivamente. Potenzia la padronanza della mente e la capacità di rimanere concentrati più a lungo sull’attività che si sta svolgendo. Alla nostra scuola insegniamo come la forza del pensiero possa aiutare a superare i disagi o i problemi interiori. Per riuscirci è necessario allenarsi a livello mentale e apprendere una visione ottimistica della vita».

I pilastri della serenità
Gli studiosi americani della psicologia positiva, capitanati dal professor Martin Seligman, hanno spesso riflettuto sul fatto di cosa fa realmente felice una persona. Ecco le loro considerazioni.

I soldi non fanno la felicità.
Una volta che sono assicurate le esigenze materiali minime, le cose aggiuntive incrementano di poco la soddisfazione della vita.
Le cose più importanti sono la famiglia, le amicizie e i figli.
Spesso, invece, per guadagnare più soldi lavoriamo di più e dedichiamo poco tempo a questi capisaldi.
Una buona istruzione non è sinonimo di felicità, e nemmeno la giovinezza.
Le persone adulte si ritengono più soddisfatte ora rispetto a quando erano ragazzi perché meno sottoposte alle fluttuazioni dell’umore.
Il matrimonio? È un quadro complesso.
In genere le persone sposate sono più felici dei single, ma questo forse perché lo erano già prima di sposarsi.
Quello che rende lo spirito più allegro sono gli amici e la famiglia.
La nostra felicità è condizionata dalle altre persone. Più il legame è forte meno si verificano le manifestazioni di disagio.
La fede ha un gran potere.
Chi possiede uno spiccato senso religioso ha molte probabilità di essere felice, anche perché attraverso comunità può intessere una rete di relazioni. (F. A.)

Le 14 regole d'oro

  1. Essere attivi
  2. Socializzare e avere amici
  3. Essere produttivi
  4. Pianificare le cose
  5. Smettere di preoccuparsi
  6. Ridimensionare le proprie aspirazioni
  7. Pensare positivo
  8. Essere orientati al presente
  9. Lavorare per ottenere una sana personalità
  10. Essere socievoli
  11. Essere se stessi
  12. Eliminare i sentimenti negativi e i problemi
  13. Considerare le relazioni intime come fonti di felicità
  14. Considerare la felicità come la prima priorità

Scuola Asipse  
Via Settembrini, 2 20124 Milano tel/fax 02.20.43.880 
www.psicologiapositiva.it
 
I corsi sono settimanali, sette incontri di tre ore ciascuno, nei quali viene spiegata la teoria e i concetti basilari.

"Gli amici sono importanti per la propria felicità, come pure la famiglia e i figli"

"Meditare porta al controllo della mente e aiuta a dominare le emozioni più intense"