Monica Melotti
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AZSalute - L’anidride carbonica in medicina; i vantaggi della carbossiterapia

Una metodica che non ha particolari controindicazioni e che utilizza l’anidride carbonica. La carbossiterapia permette di intervenire in diverse patologie: dalla cellulite alle arteriopatie, dalle flebopatie alle ulcere vascolari miste, dalla cute flaccida alle smagliature, dal rilassamento cutaneo alla psoriasi. Al recente Congresso Internazionale di Medicina Estetica (Sime) di Roma sono stati presentati numerosi studi sull’efficacia di tale metodica, soprattutto nelle alterazioni del microcircolo, dove permette di ridurre le adiposità localizzate e togliere il senso di pesantezza alle gambe.

Ma come agisce l’anidride carbonica? «Le irregolarità dei pannicoli adiposi sono provocati dall’alterazione del microcircolo, la rete di piccoli vasi arteriosi, venosi e linfatici, che attraversano il connettivo», spiega Roberto Parmigiani, Presidente della Società Italiana di carbossiterapia. «Se questi funzionano male, i tessuti si alterano e le scorie si accumulano con la formazione di edemi, noduli e buccia d’arancia. L’anidride carbonica inverte questo processo. Iniettata localmente con un ago sottilissimo (come quello usato per le iniezioni di collagene) svolge una duplice azione: da un lato vasodilata facendo scorrere nuovamente il sangue nei capillari che si erano lentamente chiusi, dall’altra aumenta il drenaggio veno-linfatico ed inizia la rottura delle cellule adipose rimaneggiando il grasso in eccesso».

La carbossiterapia è anche indicata per l’ovalizzazione del volto. Iniettata sotto il mento, con un ago sottilissimo, svolge una azione antiaging. I tessuti vengono rivitalizzati e la pelle risulta più tonica e compatta perché si agisce direttamente sulla struttura dei fibroblasti. Lo stesso effetto si verifica nella zona del décolleté e per il rilassamento muscolo-cutaneo delle braccia. Il gas ridona tonicità e, se usato come prevenzione, può evitare alla persona di sottoporsi, nel tempo, ad un intervento piuttosto impegnativo come il lifting delle braccia. Il trattamento, però, deve essere eseguito da un medico e il gas deve essere somministrato da un’apparecchiatura Carbomed, certificata CE 0051 (l’unica approvata dal Ministero della Sanità).

«Questa apparecchiatura - dice Parmigiani - permette di somministrare il gas in forma sterile e di dosare la percentuale, il volume dell’iniezione e la velocità del flusso, assicurando un trattamento personalizzato ed estremamente sicuro per la paziente. La seduta dura dai 15 ai 20 minuti e non è dolorosa. Durante l’erogazione del gas si avverte solo un leggero fastidio che dipende dalla velocità del flusso e dalla sensibilità individuale, ma con i nuovi macchinari presto in commercio questo inconveniente sarà superato».

La carbossiterepia è anche usata per la cura delle ferite difficili, causate da molteplici fattori. Tale patologia interessa il 15-20 per cento della popolazione e comprende lesioni di origine post-traumatica, vascolari, diabetiche, da ustione, da prolungato allettamento (le cosiddette piaghe da decubito) e lesioni causate dall’impiego di apparecchi gessati. Per il trattamento delle ferite difficili si interviene prima con la Vac terapia (vacuum assisted closure) e in seguito con la carbossi. In questo caso il gas vasodilata la zona facendo scorrere nuovamente il sangue nei capillari e soprattutto aiuta il drenaggio veno-linfatico migliorando la vascolarizzazione e contrastando l’ipossia.

La metodica nasce in Francia negli anni Trenta nella stazione termale di Royat (Clermont-Ferrand) dove veniva utilizzata nei pazienti affetti da arteriopatie periferiche. L’utilizzo è stato poi esteso dall’ambito termale a quello ambulatoriale specialistico. Impiegata in Italia per la prima volta nel 1994, conta adesso oltre 150 centri medici di carbossiterapia che coprono l’intero territorio nazionale.

Da febbraio 2001 è stato istituito il Primo Corso Universitario di Carbossiterapia presso la cattedra di chirurgia plastica dell’Università degli Studi di Siena, diretta dal professore Carlo D’Aniello. Di recente, è stato anche costituito il Gruppo internazionale di studio sulla carbossiterapia (Gisc), un gruppo scientifico per l’approfondimento e l’evoluzione della carbossiterapia. La terapia è praticata in diversi paesi europei, negli Usa, nella Corea del Sud, in Giappone e in nazioni latino-americane (Venezuela, Cile , Brasile, Argentina, Messico, Colombia, Uruguay, Costa Rica, Repubblica Domenicana).

Per ulteriori informazioni:
Società Italiana di Carbossiterapia (02-4986864) o www.carbossiterapia.it