Monica Melotti
da "Voglia di Gioia"

Intervista a Alda Merini

E’ una delle maggiori poetesse italiane contemporanee, candidata due volte al Premio Nobel. La sua poetica fatta di ardente visionarietà e sommessa inquietudine, la colloca come una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea. E’ impossibile catalogare il lavoro di questa artista che ha fuso la sua vita, influenzata dalle torture dell’ospedale psichiatrico, all’arte, creando un’unica forma inscindibile.

Signora Merini dove trova l’ispirazione per scrivere?
«Ho sempre scritto quando soffrivo. Non ho mai riletto le mie poesie, le scrivo di getto. Il Poema della Croce l’ho scritto dopo la degenza in ospedale. Ė la storia di tutti i poeti che muoiono per la società come Cristo. Anche Gesù ha usato la parabola per arrivare al cuore dell’uomo. Come noi usiamo i versi. Ma adesso non scrivo più. Con immenso dispiacere dico che la poesia non serve a nulla, conviene andare a sturare i lavandini: si guadagna di più e si pena di meno. La massa è ignorante e non capisce la poesia. Il poeta vive solo, non cerca l’appoggio degli altri, vive in una sua dimensione e per questo è più esposto alle critiche. La gente arriva al punto di inventarsi le cose, fino al punto di calunniare. Per favore non mi parli più di poesia. Quando mio marito tornava a casa dopo aver lavorato tutto il giorno per fare il pane a mano, mi diceva basta non parlarmi di pane, non lo voglio nemmeno vedere sulla tavola. Ebbene per me adesso la poesia è come il pane. Non sono ottimista per il futuro: manca la fiducia, la solidarietà. E’ un mondo di ladri e non parlo del furto delle cose, quelle si ricomprano; parlo del furto della felicità. In Italia rubano la felicità, si è sempre tenuti in apprensione e in ansia. I politici cercano di apportare benefici solo alle proprie famiglie, non hanno in mente il bene degli italiani, non c’è il rispetto della collettività»

Che differenza c’è tra il mondo di quando era ragazza e il mondo di adesso?
«Era un mondo bello, anche se c’era il fascismo, c’erano delle regole, adesso ognuno fa quello che vuole, ognuno parla male dell’altro. C’è una grande maleducazione, l’italiano è un popolo maleducato, ha una grande disponibilità di cuore, ma il cuore va educato non si può andare avanti in questo modo, ci vuole anche la mente. Non basta dire ti amo, bisogna provarlo, l’amore deve scaturire da un’unione tra cuore e cervello. L’uomo se una volta baciava una ragazza si impegnava in una promessa d’amore, era un galantuomo, adesso sono tutti dei Pulcinella. In giro ci sono troppi Pinocchi. Nessuno è più sottoposto a delle regole. Ora non si parla di sentimento, è tutto impregnato sul sesso e francamente non se ne può più. Parlano di sesso perché non lo sanno fare. Noi non ne parlavamo, ma al momento buono veniva fuori, in modo misurato, e non si usciva di casa per scoparci il Naviglio. In questa società non vedo alcun miglioramento. I vecchi si stanno ritirando, molti sono morti, non hanno più voglia di insegnare, di lavorare, se ne fregano dell’Italia. Battono in ritirata sotto la pressione dell’ignoranza. L’ignorante non capisce nulla e si vanta, ha una prosopopea enorme, a differenza della persona colta e intelligente che si mette in discussione. Purtroppo la collettività segue l’ignorante quando fa il leader»

Com’è cambiata la sua Milano, che cosa sta succedendo ai Navigli?
«Oggi è una città troppo cara. Stento a riconoscerla, fare la spesa è impossibile. L’euro è una sciagura. Un tempo amavo passeggiare al Castello, a Brera, lungo Piazza Duomo, sui Navigli. Ora non più, non vede come hanno devastato i Navigli, dobbiamo salvarli!
E’ vent’anni che abito sui Navigli, ma li odio, non sono più quelli di una volta. Prima c’era solidarietà, si stava con la porta aperta, ci si aiutava tra vicini per le piccole commissioni, non c’erano i ladri. A dire il vero era proprio qui il punto di partenza dei ladri. Ma adesso hanno esagerato, il Naviglio è diventato falso, io lo chiamo il Re Nudo. Crede di essere addobbato bene, invece è solo una spesa per il Comune. Qui non c’è pulizia, cartacce ovunque, quell’orrendo Mercato dell’antiquariato. Vogliono fare i sottopassaggi per le automobili, mentre il barbone dorme per strada, che incongruenza! Stravolgeranno i Navigli, li snatureranno, al punto tale che non esisteranno più.
Ormai su queste sponde non c’è niente. Non abbiamo artigianato, manca il tintore, il calzolaio, il fornaio, solo ristoranti e locali notturni. Ma io resto in questa casa, è il luogo dove sono nate le mie poesie, per me è come se fosse il tempio della cultura. Non sono nemmeno riusciti a mandarmi via quando hanno fatto dei lavori di ristrutturazione negli appartamenti sopra e a fianco del mio. Per un anno intero mi hanno trapanato la testa, non ne potevo più, volevo prendere una bomba per far cessare il rumore. Non avevo più privacy, un avantindietro di operai, non potevo stare tranquilla a casa mia. Non siamo nemmeno riusciti a coalizzarci tra noi inquilini per protestare contro questo rumore. I miei vicini di casa mi hanno sempre ignorato, non mi chiedono mai come sto, forse perché sono stata in manicomio. Ma quello che mi ha fatto più male è stata l’indifferenza di quelli che hanno permesso tutto ciò: una totale mancanza di rispetto, una tortura psicologica. Ho dovuto smettere di scrivere per un anno e ho perso anche dei lavori importanti. Nel mio cortile c’era questa enorme gru, sembrava il cavallo di Troia, ingombrante che dominava in modo sinistro il palazzo. Era spaventoso, sproporzionato, inquietante. La nostra amministratrice che ha permesso questo scempio era la madre di un prete, figuriamoci se fosse stata la madre di un assassino che cosa avrebbe fatto»

Come trascorre le sue giornate una poetessa?
«Non faccio niente, mi riposo, mi alzo alla cinque di mattina e alla sera vado a letto tardi, dormo pochissimo rispetto a quando era più giovane. Io però sono felice di essere anziana, è il periodo più bello della mia vita. Solo che non mi lasciano tranquilla, mi invitano ad andare di qua e di là, ed io non ho più voglia di muovermi: le gambe fanno male, non mi reggono più bene come un tempo. Ma ripeto sono felice perché trovo il bene anche dove non c’è, ricevo tanti regali, tanti premi, e questo mi fa sentire appagata. In fondo ho sempre avuto un equilibrio, nonostante sia stata ricoverata in manicomio.
Nella mia vita ho lavorato duramente. Il rapporto con mio marito è finito ventitre anni fa quando lui è morto, ed io avevo quattro figli ancora piccoli da crescere. Ma ho seminato bene, ho un bel rapporto con le mie quattro femmine»

Le sue poesie scavano nell’anima. E’ meglio essere sensibili e soffrire, oppure duri e indifferenti?
«Lei dice che le mie poesie scavano nell’anima di chi le legge, ma prima di tutto hanno anche scavato nella mia. Io non mi sento così speciale, io voglio bene ad Alda Merini e adesso non voglio più scrivere, ho già dato molto . Voglio sentirmi libera, soprattutto sentirmi libera mentalmente. La felicità mentale è importante. La poesia non interessa più a nessuno. Ormai scrivono tutti, i ragazzi vanno in amore come i gatti e compongono versi. Nessuno ha più voglia di leggere i patemi d’animo, anzi come li chiamo io scherzosamente i paté d’animo. La sensibilità non serve a niente senza l’intelligenza. Il grande poeta prova il dolore sulla propria pelle, abbiamo attraversato manicomi e guerre, abbiamo esperienze storiche da raccontare. Eravamo una voce incredibile. Mi ricordo un vecchio che teneva compagnia a mio marito e raccontava tutte le sue storie: la prima guerra mondiale, i rifugi dove si nascondeva, la miseria che ha provato. Quando mi dicono ci parli dell’amore io rispondo che voglio invece parlare dell’odio che ha devastato l’Italia. Non c’è più amore per nessuno. Le persone sono diventate ignoranti ed aride. La cattiveria è un grande reato, che va punito. Non credo neppure ai pentimenti, il male che hai fatto rimane e non va dimenticato»